Tragedia sul lavoro

Due addetti ai rifiuti deceduti mentre lavorano, disposti esami tossicologici

Due operatori ecologici sono morti in strada, si indaga sulle cause e sulle condizioni di lavoro.

Due addetti ai rifiuti deceduti mentre lavorano, disposti esami tossicologici

Due addetti ai rifiuti sono deceduti mentre svolgevano il loro lavoro, riaccendendo il dibattito sulle condizioni di sicurezza degli operatori ecologici. La prima vittima, Matteo Consolati, 52 anni, di Londa, è morta giovedì scorso, poche ore dopo il collega Damiano Valletti, 55 anni, di Barberino di Mugello. Entrambi sono stati colpiti da malori fatali mentre erano in servizio.

Secondo i primi risultati dell’esame autoptico, la morte di Consolati è stata attribuita a cause naturali. Tuttavia, la pm Barbara Bresci ha disposto un esame tossicologico per chiarire ogni dubbio. L’autopsia completa, attesa nei prossimi giorni, potrebbe rivelare un legame tra le alte temperature di questi giorni e i malori dei due uomini, che non presentavano patologie preesistenti.

Le circostanze dei decessi

Il primo decesso è avvenuto intorno alle sei del mattino, nei pressi del corso di Barberino di Mugello, dove Valletti si è accasciato a terra. Un residente ha immediatamente allertato i soccorsi, ma per lui non c’è stato nulla da fare. Valletti lavorava per una ditta in subappalto per Alia, la società che gestisce i servizi di raccolta rifiuti.

Il secondo incidente si è verificato nella tarda serata a Poggio a Luco, nel comune di Bagno a Ripoli. Consolati, assunto da poche settimane da una consorziata di Alia, è stato trovato riverso a terra vicino al suo mezzo di servizio. Anche in questo caso, il 118 ha potuto solo constatarne il decesso. Le indagini sono condotte dai carabinieri della compagnia Firenze Oltrarno.

Riflessioni sulle condizioni di lavoro

Questi tragici eventi hanno riaperto il dibattito sulle condizioni di lavoro degli operatori ecologici, specialmente durante il periodo di forte caldo. I sindacati hanno sottolineato l’importanza di garantire massime tutele per chi lavora all’aperto, chiedendo l’applicazione rigorosa di protocolli per la gestione del rischio da calore. È fondamentale rimodulare le attività nelle ore più critiche, come previsto dal “protocollo caldo” in vigore fino al 30 agosto, che prevede anche lo spostamento della raccolta porta a porta in orari serali.