Il Tribunale di Firenze ha condannato il Ministero della Salute a corrispondere a una donna un assegno di indennizzo bimestrale, dell’importo di circa 1.000 euro, per un danno permanente e irreversibile alla salute ritenuto collegato alle vaccinazioni anti-Covid ricevute nel 2021.
La decisione è stata emessa il 18 settembre 2026 ed è stata riportata da La Nazione nell’edizione del 23 settembre. Al centro del procedimento ci sono due somministrazioni, effettuate il 14 aprile e il 5 maggio 2021. Secondo quanto ricostruito dal giudice, dopo le dosi la paziente ha sviluppato una patologia di natura neurologica.
La valutazione medico-legale
La consulenza disposta nel procedimento ha esaminato la letteratura scientifica disponibile, la successione temporale degli eventi e le condizioni della donna. Il consulente ha inoltre verificato la possibile presenza di cause alternative che potessero spiegare l’insorgenza della sindrome.
La patologia sarebbe comparsa a 41 giorni dalla prima dose e a 20 giorni dalla seconda. Al termine dell’analisi, il consulente ha ritenuto più probabile che non l’esistenza di una correlazione tra le vaccinazioni anti-Covid e la sindrome neurologica. Nella valutazione ha avuto rilievo anche la mancanza di un’altra causa identificabile.
Le contestazioni dell’Avvocatura dello Stato
La consulenza medico-legale è stata contestata dall’Avvocatura dello Stato, che ha presentato osservazioni alla valutazione. Il giudice, tuttavia, non ha ritenuto necessario disporre il rinnovo della perizia. Le osservazioni del consulente di parte, si legge nella sentenza, sono state esaminate con attenzione ma non hanno modificato le conclusioni raggiunte.
Il provvedimento riguarda il caso specifico della donna e non afferma in via generale che i vaccini provochino la patologia neurologica. Il riconoscimento giudiziario si basa invece sulla valutazione del rapporto causale tra le due somministrazioni e la malattia sviluppata dalla paziente, ritenuto sufficientemente probabile nell’ambito del procedimento.
Quella di Firenze non è la prima decisione italiana su ricorsi di questo tipo. Nei mesi precedenti, secondo quanto riportato nel testo della notizia, anche i tribunali di Asti e Agrigento avevano accolto istanze analoghe.