La percentuale degli studenti con cittadinanza non italiana non basta, da sola, a stabilire quanti saranno interessati dalle nuove regole sulla formazione delle classi. A chiarirlo è stato Luciano Tagliaferri, direttore dell’Ufficio scolastico regionale, intervenuto dopo la diffusione dei criteri e delle precisazioni sulla presenza di alunni stranieri nelle scuole.
Secondo Tagliaferri, alla luce delle indicazioni contenute nel decreto ministeriale, il quadro della Toscana e dell’area fiorentina sarebbe gestibile senza grandi cambiamenti. Il dirigente ha sottolineato che cittadinanza, luogo di nascita e percorso scolastico sono elementi distinti e che devono essere valutati insieme per capire quali situazioni rientrino effettivamente nella nuova disciplina.
I numeri della presenza straniera
In Toscana, nell’anno scolastico 2025/2026, gli studenti con cittadinanza straniera erano 91.603 su un totale di 432.302, pari al 21,19 per cento. Di questi, 48.240, cioè il 52,66 per cento, risultavano nati in Italia. Il dato complessivo sulla cittadinanza, quindi, comprende una quota significativa di ragazze e ragazzi che hanno già svolto nel Paese una parte del proprio percorso di crescita e formazione.
A Firenze e provincia gli studenti stranieri erano 26.693, su 6.229 plessi, compresi 5.107 adulti inseriti nei diversi percorsi di istruzione. Erano invece 14.162, pari al 53 per cento, quelli nati in Italia. La distribuzione per livello scolastico comprendeva 3.070 iscritti alle scuole dell’infanzia, 7.344 alla primaria, 10.014 alla scuola secondaria di primo grado e 6.265 alle superiori.
Tra le cittadinanze più rappresentate figuravano quella albanese, con il 14,7 per cento, quella cinese, con il 14,2 per cento, e quella peruviana, con il 12,9 per cento. Seguivano gli studenti provenienti da Marocco, Romania e Bangladesh, rispettivamente con il 9,1, il 7,2 e il 5,8 per cento.
Come funziona il limite del 30 per cento
Il limite del 30 per cento nelle classi prime non riguarda indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza non italiana. Per la scuola primaria, la disciplina considera gli alunni che non sono nati in Italia oppure che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia.
Per le scuole secondarie di primo e secondo grado, invece, il limite riguarda gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni scolastici del sistema nazionale di istruzione. Assume quindi rilievo il percorso già compiuto nel Paese, insieme alla conoscenza della lingua italiana, e non soltanto il dato anagrafico relativo alla cittadinanza.
La soglia non dovrebbe essere applicata in modo rigidamente automatico. Agli uffici scolastici regionali spetta un ruolo di coordinamento con le singole istituzioni, per orientare la distribuzione delle iscrizioni e favorire soluzioni equilibrate in rapporto alle diverse realtà territoriali. L’Ufficio scolastico regionale per la Toscana accompagnerà le scuole nell’applicazione delle nuove disposizioni.