Tensione parlamentare

In Spagna bocciati i decreti sulla casa, Sanchez valuta il voto

Junts, formazioni conservatrici e sette seggi catalani mettono in bilico l’esecutivo: possibile consultazione il 29 novembre 2026.

In Spagna bocciati i decreti sulla casa, Sanchez valuta il voto

Il Congresso spagnolo ha respinto i due decreti presentati dal governo di Pedro Sanchez per affrontare l’emergenza abitativa. Il primo provvedimento è stato bocciato con 172 voti favorevoli e 178 contrari, mentre il secondo ha ottenuto 166 sì e 184 no. A determinare l’esito sono stati soprattutto i sette deputati di Junts per Catalunya, che hanno votato contro le misure insieme alle destre.

Il risultato mette in evidenza la fragilità della maggioranza progressista formata da Psoe e Sumar e apre una fase di incertezza per l’esecutivo. Fonti governative citate dall’online elDiario.es riferiscono che Sanchez potrebbe valutare la convocazione di elezioni anticipate per il 29 novembre 2026, in vista della conclusione naturale della legislatura prevista nel 2027. Dalla Moncloa, sede del governo, invitano tuttavia alla calma e richiamano la necessità di un periodo di riflessione sulla decisione.

Le misure respinte

Il primo decreto conteneva il principale pacchetto di interventi contro l’emergenza abitativa: il blocco degli sfratti delle persone vulnerabili fino al 2030, lo stop agli acquisti immobiliari da parte dei cosiddetti fondi avvoltoio, contributi per l’acquisto della prima casa e misure per realizzare alloggi con canoni accessibili. Secondo il governo, dall’entrata in vigore del provvedimento erano già stati evitati numerosi sgomberi.

Il secondo testo prevedeva invece, tra le altre disposizioni, il rinnovo automatico per due anni dei contratti di affitto in scadenza fino al 2028. Contro questo decreto hanno votato anche i deputati di Junts e quelli del Partito nazionalista basco, formazioni che in diverse occasioni avevano sostenuto la maggioranza durante l’attuale legislatura.

Prima del voto, Sanchez aveva chiesto ai deputati del Partito Popolare, di Vox e di Junts di mettere da parte i calcoli politici e di sostenere le misure. Il premier aveva avvertito che la bocciatura avrebbe provocato un danno rilevante per il Paese, attribuendone la responsabilità a chi avrebbe votato contro. Dopo il risultato, il governo ha definito l’accaduto molto grave, mentre il voto di Junts è stato interpretato come un passaggio decisivo per la tenuta dell’esecutivo.

Le proteste a Madrid

La bocciatura ha provocato proteste davanti al Parlamento e in altre città spagnole. A Madrid, attivisti dei sindacati degli inquilini e cittadini accampati da giorni a Puerta del Sol hanno manifestato contro il rigetto dei decreti. Nei giorni precedenti si erano svolte anche cacerolate, con pentole e utensili utilizzati per far arrivare il rumore fin dentro l’Aula.

La mobilitazione è legata anche alla vicenda di Maricarmen Abascal, 87 anni, il cui sfratto ha contribuito ad alimentare l’occupazione di Puerta del Sol. Il Sindicato de Inquilinas, promotore delle iniziative, ha rilanciato l’appello a uno sciopero generale. Junts sostiene che le misure del governo potrebbero ridurre l’offerta di abitazioni in affitto e aumentare ulteriormente i prezzi, mentre Sanchez difende il pacchetto come strumento per frenare la speculazione, favorire l’accesso alla prima casa e limitare gli sfratti.