Firenze ricorda Enrico Mattei, direttore de La Nazione dal 1961 al 1970, e il ruolo che ebbe nel portare a Roma la gravità della catastrofe del 4 novembre 1966. Nel sessantesimo anniversario dell’alluvione, una targa è stata scoperta nella sede del quotidiano in viale della Giovine Italia, mentre questa sera, alle 21, il teatro Niccolini ospiterà nuovamente lo spettacolo Sotto una gran piova d’acqua.
L’iniziativa è stata promossa da Sandro Bennucci, già caporedattore de La Nazione e oggi presidente di Assostampa Toscana, con l’adesione del Comune e dell’Ordine dei giornalisti della Toscana. La rappresentazione, affidata alla Compagnia delle seggiole, racconta la vicenda attraverso tre figure: Mattei, l’allora sindaco Giorgio La Pira? No, il testo indica il sindaco Bargellini, e un ragazzo di 16 anni che assistette alla piena. Il lavoro è scritto da Bennucci, Marcello Mancini e Massimo Sandrelli.
La piena e l’allarme da Roma
Nel racconto di Mattei, l’emergenza apparve nella sua dimensione più drammatica tra la notte del 3 e il 4 novembre. L’Arno era già in piena nel Valdarno e l’acqua aveva isolato diversi centri, mentre a Firenze la situazione precipitava. Il fiume ruppe gli argini a Bellariva e invase strade, ospedali, abitazioni e attività produttive. Anche la sede del giornale, inaugurata poche settimane prima in via Paolieri, fu sommersa da acqua, fango e nafta, con danni alle rotative.
Da Roma, dove si trovava per seguire l’attività politica e istituzionale, Mattei dispose il rientro degli inviati e l’organizzazione della copertura giornalistica. Le comunicazioni con Firenze divennero progressivamente più difficili, mentre le notizie descrivevano persone sui tetti, strutture sanitarie isolate e la popolazione impegnata nei primi soccorsi. Il direttore raggiunse la città il 4 novembre, viaggiando con una colonna organizzata dal ministro Giovanni Pieraccini.
La lettera al presidente Saragat
Nei giorni successivi, secondo la ricostruzione proposta nell’articolo, Mattei ritenne insufficiente la risposta delle istituzioni e decise di rivolgersi direttamente al presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. La lettera aperta denunciava la scarsità di pompe, ruspe e personale impegnato nella rimozione del fango e chiedeva un intervento straordinario per una città colpita nel patrimonio artistico, nei servizi e nella vita quotidiana.
La pubblicazione contribuì a mantenere alta l’attenzione nazionale sulla situazione fiorentina, in un momento in cui il governo guidato da Aldo Moro aveva sostenuto che non vi fossero risorse sufficienti per affrontare l’emergenza. Il ricordo di quella presa di posizione si unisce oggi alla memoria del lavoro svolto dai cittadini, che nelle ore successive al ritiro delle acque iniziarono a liberare strade, negozi e abitazioni con scope, secchi e strumenti improvvisati.