Luisa Borghetti, 38 anni, vive a Borgo San Lorenzo e da quattordici anni raggiunge ogni giorno il luogo di lavoro a Firenze. È impiegata in un’azienda della città e lavora in presenza quattro giorni su cinque, una condizione che la costringe a sostenere quotidianamente i costi e i tempi dello spostamento tra il Mugello e il capoluogo.
All’inizio della sua esperienza lavorativa, la pendolare utilizzava il treno regionale. Per i primi cinque anni ha viaggiato ogni giorno sui convogli, prima di scegliere l’automobile. Una decisione che, spiega, non era legata alla ricerca di maggiore comodità, ma alla necessità di ridurre i tempi di percorrenza e di evitare le conseguenze dei ritardi ferroviari.
Il passaggio dal treno all’auto
“Vivo a Borgo San Lorenzo e lavoro in presenza quattro giorni su cinque. All’inizio prendevo quotidianamente il treno, l’ho fatto costantemente per i primi cinque anni della mia vita lavorativa”, racconta Borghetti. Poi è arrivato il passaggio alle quattro ruote, dettato soprattutto dalla durata del viaggio. “Perdevo troppo tempo ogni giorno e il tempo per me aveva un costo alto. Forse però ora l’auto non conviene più”, osserva.
Il problema, oggi, riguarda soprattutto l’impatto economico della mobilità. Soltanto per il carburante, la lavoratrice calcola una spesa di circa 120 euro al mese. Una cifra che può aumentare quando il traffico rallenta il percorso e costringe a consumare più benzina. “All’uscita della Bolognese c’è sempre coda e ci sono semafori che rallentano parecchio la marcia. Consumo molta più benzina rispetto a quanto farei se lo scorrimento della strada fosse regolare”, riferisce.
Il costo della mobilità quotidiana
La spesa per raggiungere il posto di lavoro è diventata, secondo il suo racconto, un peso rilevante nella gestione del bilancio familiare. “Incide davvero parecchio sul mese”, afferma, sottolineando che il costo del carburante rappresenta una voce fissa, destinata a crescere in presenza di ulteriori rallentamenti lungo il tragitto.
Tra le misure che potrebbero alleggerire il carico sui pendolari, Borghetti indica un intervento diretto sul prezzo della benzina. “Fare subito una riduzione del prezzo della benzina, ovvio, con un intervento deciso e diretto da parte dello Stato”, è la sua richiesta. In azienda riceve un bonus trasporto, ma lo considera insufficiente: “Purtroppo non copre affatto tutto quello che paghiamo ogni mese”. Alla luce dei rincari e dei costi attuali, conclude, oggi potrebbe non rifare la stessa scelta: “Sinceramente, considerando tutti i costi attuali, forse ora non conviene più”.