Per quasi vent’anni Firenze ha ricordato Oriana Fallaci soltanto con una fermata del tram e con un anonimo slargo a lei intitolato. Alla giornalista non sono stati conferiti né il Fiorino d’oro, la massima onorificenza cittadina assegnata ogni anno a una decina di personalità, né le chiavi della città. Nemmeno dopo la sua morte. Fu l’amico Franco Zeffirelli a deporre un fiorino sulla bara, acquistato di tasca propria.
Nel 2016 l’amministrazione comunale intitolò a Fallaci il piazzale davanti alla Fortezza da Basso. Dieci anni dopo, nel 2026, quello spazio dovrebbe diventare un giardino, come chiesto da un comitato di intellettuali. Il riconoscimento è arrivato comunque dopo una lunga stagione di esitazioni e contrasti, mentre il nome della scrittrice non è comparso tra le quattro proposte sottoposte ai fiorentini per il nuovo ponte sull’Arno.
Una figura difficile da collocare
Nel sondaggio per il ponte hanno prevalso le sorelline Caterina e Nadia Nencioni, vittime della strage dei Georgofili. Tra le alternative figuravano Rita Levi-Montalcini, Gilda Larocca e Tina Anselmi. Fallaci non è stata presa in considerazione, nonostante a vent’anni dalla morte la sua vicenda sia ormai parte della storia culturale e politica italiana.
La sua collocazione resta difficile. Fallaci fu una partigiana orgogliosa, una femminista e l’autrice di Lettera a un bambino mai nato, ma anche una giornalista che rivendicava il diritto di esprimere opinioni nette e spesso divisive. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, il libro La rabbia e l’orgoglio alimentò un’ostilità che raggiunse il suo apice in Italia e all’estero. Le sue posizioni sullo scontro tra civiltà e religioni furono contestate anche da esponenti della sinistra.
Il rapporto con la politica
A Firenze il conflitto divenne particolarmente evidente durante il Social Forum Europeo. Fallaci invitò i concittadini alla serrata e definì falsi rivoluzionari i giovani arrivati in città. Dario Fo e Franca Rame la accusarono pubblicamente di essere una terrorista, mentre il centrosinistra si divise più volte sul suo nome e respinse anche la proposta di nominarla senatrice a vita.
Secondo la ricostruzione proposta nell’articolo, l’area politica che l’aveva criticata oggi tenta una riabilitazione parziale, anche perché alcuni suoi temi sono tornati di attualità e l’elettorato moderato può risultare decisivo. Il rischio è ricordare soltanto la staffetta partigiana, l’amicizia con Berlinguer e l’afflato libertario, lasciando sullo sfondo gli scritti che l’avevano resa inaccettabile a molti.
Tra coloro che non la dimenticarono ci fu Riccardo Nencini, amico della giornalista e, al momento della morte, l’unico presente a una commemorazione disertata dai notabili. Nencini dissentì da alcune sue posizioni, ma continuò a ricordarla. La linea adottata oggi dal Comune viene descritta come un tentativo di onorarla senza rinnegare le scelte del passato: un giardino, un albero e una targa. Restano però le polemiche, compresa quella per la tramvia imbrattata, mentre non è ancora arrivata una parola di scusa.