Poco più di 800 metri separano il cantiere di via Zeffirini da quello di via Mariti. Dall’alto della gru che domina l’area dei lavori legati alla Foster, avviati nel 2010, lo sguardo raggiunge il cantiere Esselunga dove, il 16 febbraio 2024, il crollo di una struttura provocò la morte di cinque operai: Luigi Coclite, Mohammed El Farhane, Taoufik Haidar, Bouzekri Rahimi e Mohamed Toukabri.
È una delle tragedie che hanno segnato la zona compresa tra Rifredi, Novoli e San Jacopino. Nel bilancio ricostruito dal testo, in quell’area le persone che hanno perso la vita sono ormai sei. Dal 2024, il ritmo indicato è quello di quasi un decesso ogni due mesi, in una sequenza di incidenti che coinvolge cantieri, infrastrutture e impianti produttivi.
Le vittime nei cantieri
Tra gli episodi più recenti viene ricordato quello del 19 agosto, quando un operaio egiziano di 39 anni, dipendente di un’impresa in subappalto, è precipitato mentre lavorava sul viadotto Goccioloni dell’A1, nel tratto autostradale compreso tra Calenzano e Barberino di Mugello. Dodici giorni prima, alla Capp Plast di Capalle, aveva perso la vita Kumara Gedera, 61 anni, originario dello Sri Lanka. L’uomo è stato travolto dal ribaltamento di un pallet dopo essere sceso da un muletto.
Il racconto comprende anche la morte di Cornel Teslaru Titi, 48 anni, originario della Romania. L’operaio era impegnato in un cantiere di via Lucchese, all’Osmannoro, durante operazioni di pavimentazione con un macchinario utilizzato per il livellamento del calcestruzzo. Rimasto gravemente ferito, è deceduto poco dopo in ospedale.
L’esplosione al deposito Eni
La scia di vittime riguarda anche la strage del 9 dicembre 2024 al deposito Eni di Calenzano. Un’esplosione provocò la morte di cinque persone e il ferimento di altre 27. A non fare ritorno da quei cancelli furono gli autotrasportatori Davide Baronti, Carmelo Corso, Franco Cirelli, Vincenzo Martinelli e Gerardo Pepe.
Il testo richiama infine il caso di Ayoub Abourabil, 31 anni, morto ieri dopo essere entrato in un cantiere. Il suo nome si aggiunge a quello degli altri lavoratori deceduti nell’area fiorentina e nella provincia. Il quadro descritto mette in fila crolli, cadute, ribaltamenti ed esplosioni, restituendo il peso umano degli incidenti sul lavoro e delle famiglie rimaste senza i propri cari.