Scuola

Presidi fiorentini contro il tetto agli studenti stranieri

Dirigenti: la soglia proposta da Roma non risolverebbe le difficoltà linguistiche e sociali nelle classi.

Presidi fiorentini contro il tetto agli studenti stranieri

Il possibile tetto del 30% per gli studenti di cittadinanza non europea con una conoscenza scarsa o nulla dell’italiano divide il mondo della scuola. A Firenze, i dirigenti degli istituti superiori contestano l’ipotesi avanzata dal governo e sostengono che il problema principale sia la povertà educativa, che può riguardare ragazzi italiani e stranieri.

Il caso del Sassetti-Peruzzi

All’istituto Sassetti-Peruzzi, nella sede di Novoli, gli alunni senza cittadinanza italiana sono oltre il 50% del totale. Il dirigente Osvaldo Di Cuffa precisa però che la maggior parte è nata e cresciuta in Italia e conosce la lingua. Per questo considera la proposta difficilmente applicabile, anche perché il percorso sui servizi commerciali in città è presente soltanto in quell’istituto.

Secondo Di Cuffa, introdurre uno sbarramento rischierebbe di limitare il diritto allo studio. Nel plesso di via San Donato convivono circa 40 nazionalità, con una presenza significativa di studenti peruviani e cinesi. Il dirigente descrive la convivenza come positiva e considera l’italiano il principale elemento comune, oltre che lo strumento più efficace per favorirne l’apprendimento.

La scuola organizza corsi di italiano L2 affidati a docenti interni specializzati, ma segnala una carenza di organico: nell’anno in corso non è stato assegnato alcun insegnante dedicato esclusivamente a questa attività. Di Cuffa respinge inoltre l’idea che il velo indossato da alcune ragazze sia sinonimo di arretratezza, ricordando che alcune di loro hanno ricevuto anche riconoscimenti.

Le percentuali negli altri istituti

All’alberghiero Buontalenti, gli studenti senza cittadinanza italiana rappresentano il 37% nelle classi prime e il 31% nelle seconde. La dirigente Maria Francesca Cellai sottolinea che, senza questi iscritti, l’istituto avrebbe cinque classi prime in meno. Molti sono nati in Italia; per il 2-3% arrivato recentemente vengono attivati corsi di lingua pomeridiani e curricolari, che secondo la dirigente consentono di apprendere l’italiano in circa sei mesi.

Cellai definisce l’istituto un insieme di culture diverse e ribadisce il ruolo inclusivo della scuola pubblica, chiamata a formare persone per il mondo del lavoro senza distinzioni legate all’origine. Al comprensivo Beato Angelico, la dirigente Federica Gambogi spiega che l’inserimento viene gestito con didattica laboratoriale e percorsi flessibili. In caso di scarsa conoscenza della lingua, dopo il confronto con le famiglie può essere previsto anche l’ingresso in una classe inferiore.

La situazione è diversa all’istituto agrario, dove il dirigente Andrea Marchetti descrive classi equilibrate e una presenza di studenti stranieri intorno al 10%. Nel complesso, i dirigenti fiorentini sostengono quindi che la questione non possa essere affrontata soltanto attraverso una percentuale, ma richieda risorse, personale specializzato e servizi territoriali capaci di contrastare le difficoltà educative e linguistiche.