All’alba del 10 novembre 2002, Firenze si risvegliò dopo una delle manifestazioni più temute sul piano dell’ordine pubblico. Il corteo del Social Forum, seguito da circa un milione di persone, si era concluso senza gli scontri che molti avevano previsto dopo il G8 di Genova. Nel bilancio della giornata ci fu una sola vetrina danneggiata, quella di un negozio di sanitari in via Lungo l’Affrico.
A rompere il vetro era stato un manifestante, subito fermato dagli stessi partecipanti. I ragazzi del Social Forum si frugarono nelle tasche e lasciarono al titolare il denaro necessario per riparare il danno. Un episodio rimasto nella memoria di Achille Serra, allora prefetto di Firenze e responsabile della gestione dell’ordine pubblico, che ricorda quella giornata come un passaggio diventato un riferimento per le modalità di organizzazione delle grandi manifestazioni.
Il timore dopo Genova
Alla vigilia dell’appuntamento, la città era attraversata dalla preoccupazione. L’anno precedente, il G8 di Genova era stato segnato da violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. In quel contesto, Serra accettò di organizzare il Social Forum a Firenze, nonostante la complessità politica della situazione: al governo nazionale c’era il centrodestra, mentre in città e in Toscana amministrava il centrosinistra. Il prefetto si descrive come il prosciutto in mezzo a un panino, stretto tra posizioni istituzionali diverse.
Tra le persone più allarmate c’era Oriana Fallaci. Secondo il racconto di Serra, la scrittrice lo accusava di aver accettato una manifestazione che, a suo giudizio, avrebbe potuto distruggere Firenze. Il rapporto iniziale fu difficile, ma il prefetto interpreta ancora oggi quelle parole come il risultato dell’amore profondo della Fallaci per la città. Per rassicurarla, andava ogni giorno a casa sua e le spiegava le misure predisposte.
Il corteo nel centro cittadino
Il giorno precedente alla manifestazione, Serra passò a prendere Fallaci con un’auto di servizio. Le chiese di indossare un foulard per non essere riconosciuta, visto l’arrivo di numerosi partecipanti, e durante il tragitto le indicò la disposizione degli uomini impegnati nella sicurezza, tra carabinieri e polizia. La scelta più delicata riguardava il passaggio del corteo nel centro di Firenze.
Serra racconta di aver illustrato al ministero dell’Interno la propria decisione. Da Roma gli fu ricordato che Genova poteva essere ricostruita, mentre Firenze no. Il prefetto rispose che, se fosse rimasto al suo posto, il percorso sarebbe stato quello stabilito e non avrebbe modificato le disposizioni. Fu, dice oggi, il momento in cui avvertì maggiormente il peso della responsabilità.
La manifestazione si concluse senza gli incidenti temuti. Serra ricorda i complimenti ricevuti dal mondo del centrosinistra e l’assenza di una telefonata da parte del governo. Il ricordo più significativo, però, resta legato ai gesti avvenuti al termine della giornata: alcuni manifestanti portarono tè caldo alle forze dell’ordine, mentre altri corsero incontro al prefetto con una bottiglia di champagne.