ROMA – L’Aula della Camera ha approvato la legge elettorale con 217 voti a favore, 152 contrari e 2 astenuti. Il provvedimento ora passa all’esame del Senato. Durante la votazione, si è registrata una bagarre in Aula, segnata da forti proteste da parte delle opposizioni.
Nonostante le richieste di correzioni al testo per garantire la parità di genere, non è stata trovata un’intesa tra maggioranza e opposizioni. Tuttavia, l’Assemblea ha raggiunto un accordo unanime per concedere il voto agli elettori fuori sede, che potranno recarsi al seggio più vicino per le elezioni politiche, europee e referendum, se si trovano al di fuori del proprio Comune per motivi di lavoro, studio o salute. Sarà sufficiente iscriversi in specifici elenchi comunali.
La proposta di legge prevede anche una revisione delle circoscrizioni elettorali estere, riducendole da quattro a due: una per l’Unione Europea e l’altra per il resto del mondo. Inoltre, lo ‘Stabilicum’ conferma la soglia di sbarramento del 10% per le coalizioni e del 3% per le singole liste, mantenendo il sistema di ‘ripescaggio’.
Le reazioni in Aula
Il deputato Giovanni Donzelli ha commentato le critiche delle opposizioni, affermando: “Vergognatevi, se avevate il coraggio di difendere le preferenze, portavate gli emendamenti in Aula e sarebbero passati”. Ha poi invitato i colleghi della sinistra a smettere di affermare che la legge è stata costruita su misura per far vincere Giorgia Meloni, sottolineando che non c’è alcun premio di maggioranza spropositato e che la verità disturba.
Le opposizioni hanno esposto cartelli con scritte come ‘Meloni ha fallito’, ‘La maggioranza non esiste più: a casa!’ e ‘Legge truffa’ e ‘Legge incostituzionale’. La tensione in Aula è aumentata al termine dell’intervento di Donzelli, evidenziando il clima di scontro politico attuale.