Tensioni in aumento

Attacchi statunitensi in Iran: oltre 80 obiettivi colpiti

Attacchi statunitensi in risposta a aggressioni iraniane nello Stretto di Hormuz.

WASHINGTON – Nella notte tra il 7 e l’8 luglio 2026, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno lanciato una serie di attacchi contro l’Iran, in risposta agli attacchi iraniani su navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Il Centcom ha comunicato che questi attacchi mirano a imporre un prezzo elevato per le azioni di Teheran, definite “ingiustificate” e “pericolose”. Gli attacchi statunitensi sono stati giustificati come una risposta necessaria a una palese violazione del cessate il fuoco.

Il Comando centrale ha dichiarato di aver colpito oltre 80 obiettivi in Iran, inclusi sistemi di difesa, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere e oltre 60 piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Questi raid sono stati eseguiti in un contesto di crescente tensione, mentre ad Ankara si svolge il vertice della Nato.

Reazioni dall’Iran e dal Kuwait

In risposta agli attacchi, il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha denunciato le azioni statunitensi come gravi violazioni di un memorandum di intesa tra Usa e Iran. Ghalibaf ha affermato che l’Iran non si piegherà alle minacce e ha denunciato la reintroduzione delle sanzioni sul petrolio e le aggressioni sioniste in Libano.

Nel frattempo, l’esercito kuwaitiano ha confermato di aver risposto a attacchi missilistici e droni ostili, avvenuti dopo le minacce di ritorsione da parte dell’Iran. Le difese aeree del Kuwait hanno intercettato questi attacchi, come dichiarato dallo Stato Maggiore dell’Esercito, che ha precisato che le esplosioni uditesi sono il risultato di tali intercettazioni.