Un confronto con le istituzioni è il primo risultato della mobilitazione degli studenti del Sassetti-Peruzzi. Nel pomeriggio la sindaca di Scandicci, Claudia Sereni, ha visitato i ragazzi che stanno occupando l’istituto di via Antonio Ciseri, per ascoltare le ragioni della protesta e raccogliere le richieste elaborate durante l’assemblea.
Le condizioni dell’edificio
Al centro dell’incontro sono state le criticità relative alla struttura scolastica e alle condizioni in cui si svolgono quotidianamente le attività didattiche. La sindaca ha assicurato che si attiverà con la Città metropolitana di Firenze, l’ente competente per l’edilizia degli istituti scolastici superiori, affinché i problemi segnalati possano essere verificati e siano individuati gli interventi necessari.
Sereni ha inoltre invitato una delegazione degli studenti a intervenire durante la prossima seduta del Consiglio comunale. I ragazzi potranno presentare direttamente la piattaforma delle loro richieste e spiegare le ragioni della mobilitazione davanti all’assemblea cittadina, convocata per il 29 ottobre.
Dalla scuola alle disuguaglianze
La protesta non riguarda esclusivamente lo stato dell’edificio di via Ciseri. Nel documento discusso durante l’assemblea del 20 ottobre, gli studenti hanno esteso il confronto al finanziamento della scuola pubblica, al caro vita, alla sanità, alla precarietà del personale docente e alle disuguaglianze sociali.
Tra i messaggi scelti per accompagnare l’iniziativa compare anche il richiamo alla necessità di destinare maggiori risorse alla scuola e meno agli armamenti, con una prospettiva di solidarietà studentesca oltre i confini locali. L’incontro con la sindaca apre quindi un canale di interlocuzione tra studenti, Comune e altri enti competenti.
Il passaggio in Consiglio comunale permetterà ai ragazzi di esporre le proprie preoccupazioni, mentre il raccordo con la Città metropolitana servirà a verificare le condizioni dell’istituto e le possibili risposte. Per l’amministrazione, il confronto rappresenta un’occasione per trasformare la protesta in un percorso di ascolto sulle esigenze della comunità scolastica.