Firenze, 7 luglio 2026 – Due uomini si sono presentati alla porta di un’anziana di 79 anni spacciandosi per agenti della Questura di Firenze, muniti di nomi, matricole e falsi tesserini di riconoscimento. Il loro piano è stato interrotto dai veri poliziotti della Squadra Mobile, che li tenevano sotto controllo e li hanno arrestati in flagranza di reato.
L’arresto in via Pisana
I due, un 26enne e un 49enne, sono stati accusati di truffa aggravata, possesso di documenti di identificazione falsi e possesso di segni distintivi contraffatti. Sono stati fermati all’uscita di un’abitazione in via Pisana, dove avevano appena ritirato gioielli e monili per un valore complessivo di circa 12mila euro, successivamente restituiti alla legittima proprietaria.
L’indagine della Squadra Mobile
L’indagine è scaturita da una precedente truffa, che ha permesso agli investigatori di individuare l’auto presumibilmente utilizzata dai malviventi. Il veicolo è stato localizzato in centro e monitorato fino a quando i due sospetti sono saliti a bordo, dirigendosi verso via Pisana. Dopo averli osservati entrare nell’abitazione e uscirne poco dopo, gli agenti sono intervenuti bloccandoli.
Durante il controllo, sono stati trovati in possesso dei gioielli appena sottratti, di documenti d’identità falsi con le loro fotografie e di tesserini riportanti il logo della polizia di stato.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, poco prima, la donna aveva ricevuto una telefonata da un sedicente poliziotto, il quale le aveva riferito che, durante una rapina in una gioielleria, i malviventi erano fuggiti con un’auto intestata a lei. Per verificare la provenienza dei preziosi presenti in casa, le aveva annunciato l’arrivo di due colleghi, fornendo persino nomi e matricole. Poco dopo, i due uomini si sono presentati all’abitazione qualificandosi come poliziotti e, facendo leva sulla fiducia della vittima e del figlio presente in casa, si sono fatti consegnare tutti i gioielli.
I due arrestati, entrambi con precedenti specifici, sono stati portati nel carcere di Sollicciano. Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare un loro eventuale coinvolgimento in un’altra analoga truffa avvenuta nei giorni scorsi.