Durante la celebrazione del 15 agosto 2026 nella Cattedrale di Firenze, l’arcivescovo Gherardo Gambelli ha dedicato l’omelia dell’Assunzione di Maria alla dignità, alla libertà e alla tutela delle donne. Il presule ha richiamato la responsabilità della Chiesa e della società nel contrastare ogni forma di sopraffazione, dalla violenza domestica allo sfruttamento sessuale, indicando nell’educazione uno degli strumenti principali per prevenire nuovi abusi.
Commentando il brano dell’Apocalisse, Gambelli ha spiegato che la donna descritta nel testo può essere interpretata come il simbolo dell’umanità rinnovata e redenta. La sua vicenda, ha osservato, rappresenta una storia segnata dal conflitto tra il male, che cerca di imporsi anche attraverso la manipolazione, e la forza di Cristo, indicata come origine della nuova umanità. In questa prospettiva, Maria diventa il segno concreto del destino di ogni persona: la resurrezione della carne e l’assunzione dell’intera esistenza in Cristo.
Una donna ferita, ma in piedi
Il riferimento a Maria, ha sottolineato l’arcivescovo, non deve però trasformarsi in una lettura intimista o in una giustificazione della sofferenza. L’immagine della donna trafitta dal dolore non racconta una figura inerme, chiamata ad accettare le ingiustizie, ma una persona ferita che riesce a rialzarsi. Per questo la solennità dell’Assunzione è stata presentata come la festa delle donne che si rialzano, ma anche di quelle che sono ancora costrette a terra dalla violenza, in forme visibili o più subdole.
Nel corso dell’omelia, Gambelli ha ricordato anche le donne che piangono i figli sacrificati dalle guerre e ha posto l’accento sulla libertà di Maria nel momento dell’Annunciazione. L’incarnazione, ha detto, nasce dall’incontro tra la volontà divina e quella umana. Il rispetto della libera scelta di Maria, unito all’atteggiamento di Giuseppe, che si sottrae alla logica patriarcale dell’onore e del possesso, viene indicato come fondamento di una relazione non basata sulla prevaricazione.
L’impegno contro violenza e sfruttamento
Secondo l’arcivescovo, questo principio deve orientare anche la vita ecclesiale e sociale. La Chiesa è chiamata a rinnovare le proprie strutture, ma anche a intervenire nei luoghi di lavoro dove persistono ingiusti privilegi maschili. Attraverso il ministero dell’ascolto può inoltre incontrare donne vittime di violenza, spesso consumata all’interno della famiglia, e contribuire a costruire percorsi di sostegno per aiutarle a recuperare dignità e autonomia.
Gambelli ha definito una forma di schiavitù intollerabile lo sfruttamento sessuale di donne prive di tutele, talvolta minorenni, chiamando in causa sia chi organizza la prostituzione sia chi la alimenta pagando. Ha quindi richiamato la necessità di contrastare la mentalità del possesso e della sopraffazione, che può produrre sofferenze psicologiche e fisiche fino agli esiti più drammatici.
La parte conclusiva dell’omelia è stata dedicata alla responsabilità educativa. Social network, musica e alcune leadership politiche globali, ha rilevato il presule, possono diffondere modelli distorti del rapporto tra uomini e donne e favorire regressi nel discorso pubblico. Per questo è necessario accompagnare le giovani generazioni, affinché sappiano riconoscere e rifiutare questi messaggi. L’arcivescovo ha infine affidato a Maria il cammino delle donne che cercano di rialzarsi e quello della comunità chiamata a sostenerle.