Emergono nuovi elementi sulla morte di Lorena Isceri, 45 anni, originaria di Lecce e residente da tempo a Firenze. La donna sarebbe stata aggredita dall’ex compagno Federico Vella, 36 anni, immobilizzata e chiusa nel bagagliaio del suo Suv. Da quella posizione, ferita e disorientata, riuscì a raggiungere il cellulare rimasto nello zainetto e a chiamare il 112.
La telefonata è iniziata poco dopo le 14 di giovedì 3 settembre 2026, quando Isceri aveva appena ripreso conoscenza. L’aggressione sarebbe avvenuta nel garage di via Panciatichi, a Firenze, mentre la donna rientrava. Secondo la ricostruzione, Vella l’avrebbe colpita e poi caricata nel veicolo. Alla centrale operativa Lorena riferì di essere stata sequestrata dall’ex compagno, ma non riuscì a indicare la destinazione dell’auto.
La chiamata dal bagagliaio
Per circa venti minuti gli operatori rimasero in collegamento con la donna, cercando di raccogliere informazioni senza far insospettire l’uomo. Isceri appariva confusa e il segnale telefonico risultava intermittente mentre il Suv percorreva l’autostrada. Pensava che Vella potesse condurla nella sua abitazione al Galluzzo e fornì quell’indirizzo agli agenti, ma il viaggio aveva un’altra destinazione.
A un certo punto il veicolo si fermò e il portellone venne aperto. Gli agenti ascoltarono ciò che stava accadendo senza intervenire immediatamente, nel tentativo di non rivelare la telefonata. In quel momento Lorena avrebbe provato a prendere tempo rivolgendosi all’ex compagno con parole concilianti: Federico ti amo ancora, dai riproviamoci. Vella, però, richiuse il bagagliaio e ripartì. La conversazione, rimasta registrata, è ora considerata uno degli elementi centrali dell’inchiesta della Procura di Firenze.
Gli accertamenti sull’aggressione
Gli investigatori stanno ricostruendo anche le settimane precedenti. Lorena aveva deciso di interrompere la relazione ad agosto dopo avere scoperto alcuni tradimenti. Secondo i familiari e gli amici, l’uomo avrebbe continuato a cercarla con telefonate e messaggi insistenti. Gelosia e atteggiamenti possessivi sarebbero stati notati già durante il rapporto. Il padre e un’amica l’avevano invitata a denunciare; la donna aveva comunque chiesto assistenza a un legale e, la notte prima della morte, aveva parlato a lungo con il padre.
La Procura di Firenze sta verificando se l’aggressione fosse stata preparata. Nel garage sarebbero state coperte con nastro adesivo le fotocellule del cancello, mentre sulle pareti e sul pavimento sono state individuate tracce di sangue. Nell’auto sono stati sequestrati un sacchetto di fascette da elettricista, un paio di forbici e un lungo lenzuolo, oltre a telefoni, lettere e biglietti legati alla relazione. Gli elementi dovranno essere valutati nel loro insieme e, da soli, non consentono ancora di stabilire quale fosse il piano dell’uomo.
Dopo una seconda apertura del bagagliaio, il veicolo raggiunse un viadotto sull’A1. Secondo la ricostruzione, Lorena venne portata fuori dall’auto e gettata nel vuoto. Vella avrebbe poi informato la madre di avere ucciso l’ex compagna e inviato un messaggio alla madre della donna. Quando la polizia lo raggiunse, iniziò una trattativa durata circa quaranta minuti, nel tentativo di impedirgli un ulteriore gesto estremo. L’uomo si lanciò infine dal viadotto e morì.
Gli accertamenti dovranno chiarire la sequenza esatta degli eventi, il tempo trascorso tra la telefonata e l’arrivo sul cavalcavia e le condizioni della donna in quel momento. Saranno anche l’autopsia e gli esami medico-legali a stabilire la dinamica precisa della morte e se Isceri fosse ancora viva quando venne gettata dal viadotto.