È iniziato nella prima mattina di giovedì 3 settembre 2026 lo sgombero delle abitazioni pubbliche delle cosiddette casine di Rovezzano, nell’area di via della Chimera. L’intervento ha coinvolto vigili del fuoco, carabinieri, polizia e polizia locale, impegnati nelle operazioni per liberare gli edifici e consentire il superamento delle condizioni di degrado che da anni interessano il complesso.
Davanti al villaggio, sul ciglio della strada, resta una discarica abusiva composta da materassi, elettrodomestici, divani, tavolini e materiali di scarto. Si tratta soprattutto degli oggetti lasciati nel corso di numerosi traslochi e accumulati nel tempo all’ingresso dell’insediamento. Il materiale dovrà essere rimosso e smaltito, un passaggio che il Comune ha indicato come necessario dopo lo sgombero.
Gli ultimi occupanti hanno lasciato gli alloggi
L’operazione non è arrivata inattesa per i residenti. Circa due mesi prima, gli abitanti avevano ricevuto la notifica con l’obbligo di lasciare le abitazioni entro il 27 luglio. Nel periodo successivo il Comune, attraverso i servizi sociali, ha avviato una trattativa per individuare una sistemazione alternativa in altri edifici di edilizia pubblica della città.
Non tutti gli occupanti hanno però accettato il ricollocamento proposto. Per chi aveva scelto di rimanere, la Direzione patrimonio immobiliare del Comune ha quindi comunicato l’avvio del procedimento di rilascio. Nella mattina dello sgombero, gli operatori hanno raggiunto gli ultimi residenti rimasti nelle abitazioni, invitandoli a lasciare gli alloggi.
Il progetto di recupero degli edifici
Il Comune ha inoltre precisato che la rimozione dei rifiuti presenti nell’area dovrà essere effettuata dagli abitanti, che saranno chiamati anche a sostenere i costi della bonifica. La discarica, visibile già da via della Chimera, rappresenta infatti una delle principali criticità lasciate dalla lunga permanenza del degrado attorno al complesso.
Sugli edifici è previsto un intervento di Casa Spa per la riqualificazione e il recupero permanente degli immobili. Al termine dei lavori, le strutture dovrebbero essere destinate a edilizia residenziale sociale per la cosiddetta fascia grigia: persone con un reddito insufficiente per sostenere i canoni del mercato privato, ma superiore ai requisiti necessari per accedere alle case popolari.