Il ponte di Verrazzano, a Firenze, sarà interessato da un intervento di manutenzione e adeguamento destinato a consentirne l’utilizzo da parte della tramvia. Palazzo Vecchio ha annunciato una durata di oltre 210 giorni per i lavori, senza prevedere l’abbattimento del ponte né la rimozione dell’impalcato. L’obiettivo dell’amministrazione resta quello di mantenere l’attuale previsione: l’avvio del servizio tramviario non dovrebbe slittare oltre l’estate del 2027.
Residenti e opposizioni temono però che la complessità delle opere possa provocare un allungamento dei tempi. Le stime precedenti indicavano almeno 150 giorni di interventi sulla struttura, mentre il Comune ha parlato di possibili ritardi contenuti in uno o due mesi. La gestione del traffico durante le chiusure sarà quindi uno degli elementi decisivi per stabilire quanto a lungo potranno procedere i lavori e con quale organizzazione.
Il piano per ridurre la pressione sul traffico
La strategia dell’amministrazione si collega al nuovo piano della mobilità, che punta a distribuire diversamente i flussi provenienti dall’area nord-est. Tra gli interventi principali c’è l’inversione del senso di marcia in via Mannelli, che sarà orientata verso piazza Alberti, con l’obiettivo di alleggerire la pressione sui viali e sulle direttrici di Bellariva e Gavinana. Un ruolo importante è affidato anche al ponte Nencioni, che dovrebbe avere tutte le corsie disponibili tra poco più di due mesi.
Se la circolazione riuscirà a reggere, la chiusura del ponte di Verrazzano potrebbe avere un impatto più limitato sulla viabilità cittadina. In questo scenario, le interruzioni del traffico potrebbero essere prolungate, offrendo alle imprese un margine operativo più ampio. Da Palazzo Vecchio precisano tuttavia che una maggiore durata degli stop non comporterebbe automaticamente un’accelerazione dei lavori, ma rappresenterebbe comunque un possibile aiuto per il cantiere.
Il confronto sulle terrazze panoramiche
Il tema più controverso riguarda le quattro terrazze panoramiche del ponte, ciascuna del peso di circa 20 tonnellate. Le strutture, realizzate insieme al ponte costruito nel 1970, sono considerate un elemento distintivo del progetto dell’architetto Leonardo Savioli, allievo di Giovanni Michelucci.
Firenze Democratica, attraverso la capogruppo Cecilia Del Re e il consigliere del Quartiere 3 Roberto Visciola, ha contestato l’ipotesi di demolizione e ha chiesto l’intervento della Soprintendenza. Secondo i due esponenti, le terrazze hanno un valore architettonico e culturale rilevante, perché concepite come spazi affacciati sull’Arno e separati dal traffico. La loro sostituzione con una struttura metallica più leggera, sostengono, cancellerebbe una parte significativa dell’identità moderna della città.
La posizione delle opposizioni non è però uniforme. Alessandro Draghi, esponente di Fratelli d’Italia, si è detto favorevole alla demolizione, richiamando le condizioni di degrado, la presenza di graffiti e l’utilizzo delle terrazze come possibile punto di ritrovo per attività illecite.
Il presidente della commissione Urbanistica, Renzo Pampaloni, ha invitato alla prudenza. Secondo l’esponente di Palazzo Vecchio, la complessità del ponte ha richiesto una campagna di indagini approfondita e, sulle terrazze, non sarebbe stata ancora assunta una decisione definitiva. L’alleggerimento dei camminamenti esterni è indicato tra gli interventi da approfondire nel progetto esecutivo, insieme alle opere di manutenzione e rafforzamento. Del Re e Visciola hanno replicato ricordando che l’intervento era stato presentato in conferenza stampa tra quelli necessari e che le scalette di accesso alle terrazze sono già state rimosse nei giorni scorsi.